Juve in Barça. E Higuain…

La Juve in Champions è spesso un’incognita. La manifestazione è divenuta ormai quasi ossessione per i bianconeri. Il dopo Cardiff è stato tutt’altro che semplice da gestire, tra ipotetici schiaffi e litigi, tra addii inattesi e traumi da abbandono. Bonucci, ormai considerato una specie di Re Mida, ha vestito il rossonero e fatto roboanti proclami, idem Dani Alves, attratto dai denari arabi del PSG e pronto a criticare la sua precedente squadra. E la Juve? Per l’ennesimo assalto alla coppa dalle grandi orecchie, la società ha completato qualitativamente la rosa, con innesti mirati, tralasciando il regista e puntando tutto sul giovane Bentancur.

Alla prova del campo, quello del Camp Nou contro il Barça, il risultato è stato negativo: 3-0 con doppio Messi e tutti a casa. Non tutto è da buttare, però. Sì, perché la Juve dei primi 45′ ha giocato con sicurezza, quasi spavalderia, creando molto più dei blaugrana. L’inserimento a sorpresa di Bentancur tra i titolari ha prodotto buoni frutti, almeno fino al 60′, mentre De Sciglio ha sfoderato una prestazione di livello, facendo ricredere gli scettici . Bene anche Pjanic e Buffon. Il resto… Inguardabile. Matuidi arruffone, Costa un ectoplasma, Higuain irritante e Dybala spaesato.

Finché si è corso in modo compatto, il Barcellona ha prodotto nulla. Dopo il gol del vantaggio dei padroni di casa, la Juve ha perso distanze e convinzione. Ma se al 48′ Dybala avesse davvero fatto il Messi, forse le cose sarebbero andate diversamente. Invece la Joya ha spedito in curva un pallone semplice per uno delle sue qualità. E lì  si è spenta la luce.

Colpa della difesa? No, dell’attacco. Sì, perché quando alzi la qualità della rosa, punti su una formazione più offensiva, la difesa soffre di più e la differenza la fanno gli attaccanti. Ma se in Europa i nostri attaccanti hanno score poco lusinghieri, un motivo ci sarà…

E se per Dybala la poca esperienza può rappresentare un’attenuante, la lunga militanza in Champions di Higuain ha dimostrato quanto l’argentino sia inadeguato a certe altezze. I 90 milioni spesi non sono stati, al momento, giustificati dalle prestazioni del Pipita. I gol realizzati in A sono stati utili per conquistare lo scudetto, ma la Juve, senza di lui, ne aveva vinti ben cinque di seguito. Lo avevamo detto: 90 milioni sono uno sproposito per un attaccante che mai è stato decisivo quando serviva davvero. Avremmo preferito spenderne 60 per tenere Morata e con i 30 risparmiati puntare ad un altro top a centrocampo. Storie di 15 mesi fa.

Adesso si torna al campionato per affrontare il sempre ostico Sassuolo al Mapei Stadium. Torneranno disponibili alcuni giocatori importanti, da Chiellini a Cuadrado. Certamente Higuain si meriterebbe la panchina, mentre Bernardeschi la prima da titolare.

Che poi quest’anno sarebbe stata dura ripetersi per l’ennesima volta è parso subito chiaro, visto il mercato sontuoso del Milan, l’arrivo di Spalletti all’Inter, il consolidamento del Napoli, la continuità della Lazio, la forza della Roma (nonostante i tanti cambiamenti).

Per stare in alto ci vorrà la migliore Juve, quella fatta da giocatori legati alla maglia e affamati di vittorie. Perché nel calcio non c’è nulla di scontato.

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L’equivoco VAR e dintorni…

La stagione 2017-18 verrà ricordata come quella dell’esordio della moviola in campo, il VAR. Le prime due giornate non sono passate alla storia per l’infallibilità del nuovo strumento, anzi. Alcune squadre hanno usufruito delle défaillance del sistema (vedi Inter e Milan), altre lo hanno subito. Perché? Semplicemente perché sono sempre gli arbitri a decidere se, come e quando utilizzarlo. In pratica, i sospetti di sudditanza non verranno fugati.

Non si comprende, per esempio, come sia stato possibile che i due arbitri addetti al VAR abbiano valutato non rilevanti gli evidenti episodi da rigore in area interista mentre ci hanno visto troppo bene (nella prima giornata) in quella della Fiorentina assegnando il penalty ai nerazzurri.

Per contro, due i rigori assegnati contro la Juventus sono parsi in un caso un eccesso di zelo e nell’altro un palese errore.

Inoltre, la continua incertezza nella quale galleggiano i direttori di gara, più inclini ad ascoltare i colleghi davanti alla TV che a decidere liberamente sul campo, rendono il tutto più plastico, incerto, con una perdita evidente di autorevolezza degli arbitri stessi, senza contare le lunghe pause vissute in campo.

Come ovviare? Sarebbe semplice. Nessuna stanza di controllo VAR ma uno schermo a bordo campo, utilizzabile solo su richiesta delle squadre in campo. Come nel tennis, un massimo di 2 richieste di intervento per squadra. Questo permetterebbe all’arbitro di dirigere senza il condizionamento degli auricolari e a dare ai capitani (o agli allenatori) la possibilità di decidere quando chiedere l’intervento tecnologico, mettendo un carico di responsabilità sui calciatori in campo: le furbate e le simulazioni diverrebbero un ricordo.

Sappiamo però che una simile proposta non verrà mai messa in atto…

Finalmente mercato chiuso…

Il primo settembre, si sa, coincide praticamente con l’arrivederci all’estate e, nel calcio, con la chiusura del mercato. Finalmente, adesso si gioca (al netto della pausa per le nazionali). Ma come esce la Juventus da questa campagna acquisti? Non benissimo.

La rosa è stata completata, certo, ma non in alcuni reparti. Le cessioni di Bonucci e Dani Alves hanno creato una falla nel modulo a cui la dirigenza non ha messo una pezza. Sì, perché Bonucci, al di là delle sue défaillance difensive, risultava tatticamente fondamentale per lo sviluppo del gioco, vista l’assenza di un regista in mezzo al campo. E le capacità tecniche di Alves permettevano una uscita di qualità da dietro.

Adesso, De Sciglio e Howedes sono due buoni sostituti da verificare sul campo, ma non sostituiscono i due partenti. Con questi cambi, sarebbe stato necessario acquistare un regista basso, il Pirlo della situazione. E invece, anche quest’anno, Allegri dovrà adattarsi. La speranza è che Bentancur esploda.

Pessima poi la gestione dei casi Schick e Spinazzola. Il ceco è stato il primo acquisto bianconero, una scelta precisa, avallata da Nedved. Un giovane dalle grandi qualità e da un futuro radioso. Peccato che le visite mediche per la Juve non abbiano dato esito positivo e che l’affare sia saltato. Marotta ha giocato al gatto col topo con Ferrero, sperando di poter tornare a gennaio sull’attaccante ormai ex Doriano. E invece… Ferrero ha strappato 40/42 milioni alla Roma (circa 12 in più di quelli offerti dai campioni d’Italia) e le visite hanno garantito la idoneità sportiva a Schick. Un errore di valutazione, dunque? Probabilmente, sì.

E una società che nello stipulare un contratto di prestito biennale di un suo giovane non inserisce una clausola per riprenderlo in anticipo è quantomeno sprovveduta. Szczęsny, Douglas Costa, Bernardeschi, Matuidi, De Sciglio, Howedes, Bentancur rappresentano una batteria di acquisti di ottimo livello, soprattutto perché adesso Allegri avrà anche una panchina di qualità alla quale attingere. Solo che…

Senza Bonucci e un regista vero (non Pjanic…), il 4-2-3-1 rappresenta un modulo rischioso se gli undici in campo non sono al massimo della forma. Più logico il 4-3-3, soprattutto dopo l’acquisto di Matuidi, capace di ridare fisicità in mediana.

Ma così, tutto il mercato diventa un rebus: Higuain, Dybala, Mandzukic, Cuadrado, Bernardeschi, Douglas Costa e Pjaca si giocherebbero appena 3 posti, con i due argentini e il croato che partono nettamente favoriti. Vedere però circa 140 milioni fare da spettatori o da rincalzi di lusso sarebbe troppo. L’unica speranza è quindi che Bentancur esploda e permetta alla Juve di puntare sul 4-2-3-1 senza troppi rischi o che grazie a Howedes si possa varare anche il 3-4-2-1, con sulle fasce Cuadrado e Sandro.

A destra, da un paio d’anni si attende l’addio a Lichtsteiner. Alla fine, invece, lo svizzero sarà ancora una volta titolare, visto che De Sciglio non sembra ancora tornato ai suoi livelli. A sinistra, invece, Sandro è rimasto nonostante i 70 milioni offerti dal Chelsea. Dietro di lui, sempre Asamoah, voglioso di salutare e andare in Turchia ma bloccato dalla vicenda Spinazzola.

Tutti si domandano se questa Juve sarà più forte di quella della passata stagione. Forse. Davanti certamente, dietro un po’ meno, per i motivi già elencati. Spetta ad Allegri trovare le giuste soluzioni. Basterà per vincere la Champions? Le prime sfide di campionato sembrano aver confermato vizi e virtù dei bianconeri, ma la verità la sapremo dopo i primi incontri europei.

Già, il girone Champions. Juventus, Barcellona, Sporting Lisbona e Olympiacos Pireo. Per passare ci vorrà la miglior Juve.

#finoallafine

Tra mercato e Campionato, aspettando i sorteggi…

La vittoria della Juve sul Cagliari, alla luce della orrenda prestazione contro la Lazio, era tutt’altro che scontata. E, in fin dei conti, è stato Buffon con due prodigiose parate, a evitare il pareggio degli isolani e il rischio di giocare una partita con tetri fantasmi aleggianti sull’Allianz Stadium. E invece, fortunatamente, dopo la girata di Mandzukic e le parate di Gigi, sono arrivati i gol di Dybala (il migliore) e Higuain (tra i peggiori).

Nel frattempo, la dirigenza ha finalmente regalato ad Allegri un centrocampista degno di questo nome, ovvero Blaise Matuidi. Con il numero 14 sulle spalle, come Deschamps vent’anni fa, il francese fornirà un dinamismo di cui la mediana bianconera, tra cessioni e infortuni, è da troppo tempo orfana.

Nel complesso, il 3-0 agli uomini di Rastelli ha ridato fiducia a un ambiente che sembra ancora moralmente instabile. Le partenze di caratteri forti come Bonucci e Dani Alves hanno costretto ragazzi di belle speranze e comprimari a prendersi delle responsabilità mai assunte prima. Saranno in grado i vari Rugani, De Sciglio, Benatia e Pjanic di restituire certezze al reparto arretrato bianconero, sia in fase difensiva che di costruzione?

Intanto, Marchisio ha giocato una partita dignitosa (non certo da 10 e lode) al fianco del bosniaco. A proposito… I rumors su una sua possibile cessione, addirittura al Milan, sono stati messi a tacere dallo stesso “Principino” bianconero con un post su Instagram.

L’accoppiata con Pjanic avrebbe dovuto rendere meno complicato giocare la palla partendo dalla difesa e invece… E invece il pressing attuato dal Cagliari ha spesso messo in crisi i Campioni d’Italia, sintomo che il 4-2-3-1 è un sistema di gioco splendido quando gli 11 in campo sono in forma ma altamente rischioso quando alcuni interpreti sono in deficit di brillantezza. Sì, perché se Mandzukic e Cuadrado corrono per tutta la fascia, cantando e portando la croce, allora il modulo funziona. In caso contrario, i due mediani si ritrovano fagocitati dal pressing avversario, esponendo la linea difensiva a pericolosi contropiede.

Allegri, che sprovveduto non è, lo ha capito e ha subito provato il 4-3-3 inserendo Matuidi che ha fatto intravedere le proprie caratteristiche.

A questo punto, il discorso torna al mercato: perché la dirigenza acquista prima due esterni d’attacco (Bernardeschi e Douglas Costa), prende Schick (e poi ci rinuncia…) e punta Keita quando da tre anni il vero punto debole è il centrocampo? Rafforzare gli esterni per poi giocare con il 4-3-3 sarebbe una vera assurdità. Higuain, Mandzukic, Dybala, Cuadrado, Douglas Costa, Bernardeschi, Pjaca (appena rientrerà) e Kean (se non verrà ceduto in prestito) potrebbero essere costretti a giocarsi solo tre posti, con i due argentini quasi sempre titolari e Mandzukic con poca voglia di fare panchina.

E perché, dopo aver svenduto Bonucci, Marotta e Paratici non hanno subito messo una pezza nel reparto? Se la cessione del difensore adesso al Milan non era nei programmi, probabilmente dirigenza e allenatore avevano valutato necessari almeno 5 centrali per affrontare la stagione. Se, al contrario, la sua cessione era programmata, perché non individuare un sostituto dell’ex 19 bianconero, tenendo conto che Barzagli veleggia verso i 36 anni?

Gli ultimi giorni di mercato ci regaleranno certamente dei colpi di scena. Tra le possibili cessioni, inseriamo Sturaro, Cuadrado, Asamoah e Lichsteiner. Tra gli arrivi, tramontati (a detta di Marotta) i nomi di Keita, Schick e Spinazzola, la Juventus sembra interessata a Garay, centrale del Valencia, e ai mediani Strootman (…), André Gomes e N’Zonzi. E se poi arrivasse Iniesta? Un innesto di carisma ci vorrebbe, importante sarebbe la sua voglia di rimettersi in gioco dopo aver vinto tutto. Perché giocatori vogliosi di svernare non servono. Nel caso in cui il geniale spagnolo arrivi, Pjanic e Marchisio rischierebbero di giocare poco…

Capitolo terzino. Cancelo è dell’Inter, Spinazzola resterà a Bergamo… Unica possibilità sarebbe provare Cuadrado o Sturaro come esterni difensivi di destra, dirottando De Sciglio a sinistra quale sostituto di Alex Sandro. Pochi giorni ancora e sapremo.

Sabato ci attende il Genoa di Juric, capace un anno fa di infilare 3 gol a Buffon in meno di mezz’ora. Ci vorrà una Juve volitiva e organizzata. Sarà 4-2-3-1 o 4-3-3? Giocheranno Douglas Costa e Matuidi o il mister si affiderà alla vecchia guardia?

Intanto domani saranno sorteggiati i gironi di Champions. Da evitare una combinazione con Barcellona, Liverpool e Celtic Glasgow, ma anche Paris Saint-Germain, Tottenham e Manchester United sarebbero avversari tosti. Sperare nel debuttante Qarabag forse sarebbe troppo, ci accontenteremmo di Anderlecht e Maribor.

Una cosa è certa: raggiungere la finale questa volta sarà, se possibile, ancora più complicato, visto il livello delle squadre partecipanti. La Juve possiede le potenzialità per farlo ma dovrà giocarsela come forse mai prima d’ora. Perché in Europa si vince segnando. Real docet.

#finoallafine

 

Supercoppa, che disfatta. Sveglia, Juve!

La Juve si è fermata a Cardiff. La Lazio ha vinto la Supercoppa con pieno merito, come il Milan 8 mesi fa, anche se la sconfitta appare molto più netta.

Quella squadra capace di vincere sei scudetti di fila, tre Coppe Italia, giunta per due volte in tre anni a un passo dal sogno Champions, sembra non esistere più.  E non perché manchino Bonucci e Dani Alves, come qualcuno blatera. Perché forse ci si dimentica l’inizio disastroso del laterale brasiliano 12 mesi fa o che Bonucci, in mezzo a tante buone prestazioni, non di rado commetteva delle cappellate su cui poi i vari Chiellini, Barzagli e Buffon mettevano una toppa. Il vero problema è che i tre campioni appena nominati assommano la bellezza di 108 anni e la società non ha deciso di impostare il ricambio generazionale.

Chiellini e Barzagli, in verità, hanno il nulla alle spalle. Perché, ad oggi, Rugani e Benatia non hanno convinto e la cessione di Bonucci deve essere letta, più che altro, sotto il profilo dell’età, visto che si trattava del più giovane della BBC.

Ieri, Immobile è diventato CR7 per i bianconeri, grazie anche all’inconsistenza della linea mediana. Perché, al netto di uno stato atletico inadeguato, non è possibile che i due centrocampisti spariscano, risultando autentici ectoplasmi per i compagni. Il primo filtro avrebbero dovuto farlo loro, Pjanic e Khedira, e invece… In questo senso, non si comprende il perché Allegri abbia deciso di tenere in panchina Marchisio e non il tedesco, davvero inguardabile, praticamente piantato per terra, incapace di combinarne una giusta o, quantomeno, di correre dietro agli avversari.

La squadra, proprio come a Cardiff, è parsa tutt’altro che compatta, con giocatori che (Dybala a parte, almeno a sprazzi) faticavano a farsi vedere, a prendere in mano la squadra, e che cercavano il prima possibile di scaricare palla e responsabilità al compagno.

E come non parlare di Mandzukic e Higuain? Impalpabili, indisponenti, mai presenti o disponibili. Il croato si ricorda per un fallo commesso vicino alla linea laterale, l’argentino solamente per la citazione alla lettura delle formazioni.

Ovvio, il ritardo di forma ha inciso e la Lazio sembrava andare al doppio della velocità. Questo il risultato di una scellerata scelta societaria, ovvero quella di “impedire” alla squadra di fare il ritiro imponendole, per meri fini economici, la trasferta in USA piena zeppa di amichevoli con avversari di spessore. Allegri e il suo staff, quindi, saranno costretti a far la preparazione adesso e le prime partite ufficiali saranno usate come delle amichevoli per testare la forma dei giocatori. La prima è andata. Male, davvero male.

E il mercato? Non si capisce per quale motivo si dovrebbe insistere sul settore offensivo (Keita) quando l’unico reparto bisognoso di un intervento deciso e massiccio, ormai da 3 anni, è il centrocampo. Ceduti Lemina e Rincon (e si spera anche Asamoah), sarebbe il caso di acquistare un vero top, anzi due, per la mediana.

Un regista per il dopo Pirlo sembra ormai un’utopia. Pjanic fa davvero fatica in quel ruolo e Marchisio si è sempre adattato. Basta guardare in casa Lazio: ceduto Biglia, è arrivato Lucas Leiva, un ottimo mestierante della regia, che ha dato ordine agli Inzaghi-boys. I denari non mancano, che Marotta e Paratici li impieghino!

Kongdobia sarebbe una buona idea low cost, ma poi si dovrebbero investire 50/60 milioni per un top. Chi? Rakitic, Kroos, Verratti ma anche André Gomes sarebbero perfetti. Peccato che siano difficilmente raggiungibili. Quindi meglio puntare tutto su un centrale difensivo che, come Bonucci, sappia impostare e difendere aiutando il centrocampo. Un nome su tutti: Hummels. Dubito che la dirigenza di Witsel, Draxler, Hernanes e Rincon riesca nell’impresa.

La stagione, ahimé, si preannuncia molto, molto dura. Il 7° scudetto? No, quest’anno no. Napoli, Inter, Milan e Roma (nell’ordine) saranno le protagoniste della lotta per il titolo.

La Juve ha solo una possibilità: nei 18 giorni di mercato che rimangono, provi a rivoluzionare la rosa. Sarò impopolare, ma cederei Mandzukic, Khedira, Lichtsteiner e anche Higuain per prendere giocatori di classe e prospettiva: Mbappé, Cancelo, Verratti e Schick, vero craque del futuro. I paracarri vadano a svernare altrove.

Juve ancora da completare in un mercato… Ricco di sorprese!

A due mesi dalla delusione di Cardiff, Bar Bianconero riapre. Tanto è cambiato da quella sera. I rumors relativi a una lite negli spogliatoi nel corso dell’intervallo della finale di Champions, l’addio polemico di Dani Alves, quello inatteso di Bonucci, venduto al Milan per “soli” 42 milioni, la cessione di Neto al Valencia, fino al mercato faraonico dei rossoneri e agli arrivi a Torino di Szcesny, De Sciglio, Douglas Costa e Bernardeschi. Un “passivo” di circa 70 milioni per là Juve (compresi i 10 di Bentancur) ma che, con le possibili cessioni di Lemina, Rincon, Lichtsteiner e Asamoah (circa 40 milioni totali) potrebbe essere ulteriormente ammortizzato.

Gli oltre 120 milioni incassati grazie alla Champions, uniti a quelli non spesi durante lo scorso mercato estivo (chiuso in attivo), quando Marotta dichiarò che “l’acquisto di Higuain potevamo permettercelo, completamente svincolato dalla cessione di Pogba”, rendono questo mercato sottotono. Perché se ai 120 odierni aggiungessimo i 90 di Higuain, l’attuale “disavanzo” di 70 milioni lascerebbe spazio per un acquisto da 140 milioni, al netto delle possibili cessioni già elencate. E dal calcolo escludiamo gli acquisti di Caldara e Orsolini, così come i riscatti di Zaza e Coman.

Cosa fare con 140 milioni? Questa è curiosamente la stessa cifra che sarebbe necessaria al Barcellona per strappare Dybala alla Juve e sostituire così Neymar, finito al PSG per 222 milioni…

Spenderli per un unico giocatore sarebbe eccessivo, meglio spezzare in due/tre tranche la cifra: 25 per Keita (ma se poi esce Cuadrado…), 45 per un difensore centrale (Hummels?) e 70 per un centrocampista TOP. Non Matuidi, N’Zonzi e compagnia… Tutti buoni calciatori (soprattutto Matuidi) ma nulla che permetta il salto di qualità. Chi punterei? Kroos, Rakitic, Verratti o Rabiot.

Dopo l’uscita di Bonucci, alla Juve servirebbe finalmente il dopo-Pirlo, un regista arretrato per far ripartire bene l’azione, oppure un 7 polmoni di qualità, capace di rompere gli equilibri con imperiose percussioni. Un nuovo Vidal o Pogba. Solo così si potrebbe tentare nuovamente l’assalto alla Coppa dei Campioni. Da due anni a questa parte il problema dei bianconeri è proprio la mediana.

Intanto, la Juve sembra essere un pochino sbilanciata in avanti. Gli acquisti degli esterni d’attacco stuzzicano la fantasia dei tifosi ma se poi a centrocampo non hai calciatori capaci di proteggere la difesa (rigorosamente a 4) ma disponi di Pjanic, Khedira e del solo Marchisio capace di cantare e portare la croce, il rischio di veder sbucare gli avversari da tutte le parti esiste. Il calcio di Zeman lo lasciamo volentieri ad altri…

Tra 10 giorni in palio il primo trofeo, quella Supercoppa sfuggita nel dicembre dell’anno scorso ai rigori contro il Milan. Ancora una volta sarà la Lazio di Inzaghi a contenderci il titolo. Sarà il primo vero banco di prova prima dello start del campionato, da non fallire. Anche questa volta, il pronostico parla bianconero.

Nel frattempo, il Milan sul campo gioisce per aver superato dei semi-dilettanti nei preliminari di Europa League, fuori annaspa alla ricerca di fideiussioni (al momento rifiutate seccamente) per confermare gli acquisti di Bonucci e Biglia… Deadline fissata all’11 agosto 2017. Non avranno certamente problemi… Ma se qualcosa andasse storto… Qualcuno guarderebbe non una ma tutte le partite di Champions seduto su uno sgabello…

#finoallafine

 

Juve, l’hai buttata via…

Inutile nasconderlo, la delusione è enorme. La 7 sconfitta su 9 finali fa male, molto più di quella del 2015. Sì, perché le condizioni per la vittoria c’erano tutte e il Real non sembrava irresistibile. Almeno per la Juve ammirata, per esempio, al cospetto del Barcellona. Di quella Juve, sabato abbiamo visto ben poco. Anzi nulla.

Fin dai primi minuti, le distanze in campo sono parse eccessive. I bianconeri non davano sensazione di compattezza, di giusta occupazione degli spazi. Una situazione in parte mascherata dall’abnegazione di alcuni uomini come Chiellini e Bonucci, capaci di tenere alta la difesa, Alex Sandro e Mandzukic sull’out sinistro, Pjanic in mezzo. Il resto? Poco o nulla. Higuain si è visto solo nei primi 10′, Dybala mai. Anzi, il numero 21 ha sbagliato ogni pallone, consentendo le ripartenze del Real. In una di queste (pasticcio con Alves) Ronaldo ha messo in porta l’1-0 al primo tentativo.

In qualche modo si trova il pari, grazie a una fantastica giocata di Mario Mandzukic. Era evidente però anche la difficoltà di Khedira nella copertura della mediana. Più in generale, l’uscita in pressing era spesso fuori tempo e consentiva a uomini come Modric, Kroos e Isco di uscire palla al piede e rendersi pericoloso. E Dani Alves? Anche il brasiliano è apparso fumoso e impreciso, incapace di dare sostegno a un Barzagli in ambasce contro Marcelo.

Infine, la sensazione era di un continuo scarica barile tra i giocatori bianconeri: fretta di liberarsi del pallone e poca voglia di accorrere in aiuto del compagno. Alla lunga il Real ha avuto la meglio, in particolare quando ha capito di poter spingere senza rischiare granché. Il 4-1 è stato la logica conseguenza di una squadra che sembrava più l’Inter che la Juve.

Quel che appare certo è che i ragazzi di Allegri siano arrivati alla finale con il fiato corto. Aver dovuto spingere al massimo per conquistare Scudetto e Coppa Italia, utilizzando praticamente sempre gli stessi uomini nelle zone nevralgiche, non ha giovato.

Lo abbiamo scritto più volte su queste pagine: il centrocampo della Juventus non è mai stato adeguato alle esigenze di un team impegnato su tre fronti. Appena 3 i mediani di livello (Pjanic, Khedira e Marchisio), compreso uno rientrato in novembre a 6 mesi da un infortunio importante. E per mettere una pezza, a gennaio la società ha acquistato Rincon, non certo Gerrard…

Alla fine, Allegri si è visto costretto a cambiare modulo: 4-2-3-1 con quasi tutte le punte in campo e il solo Pjaca come rincalzo. Questo per poter ruotare i 3 mediani e farne rifiatare uno ogni volta. Peccato che poi Pjaca si sia infortunato…

Così, mentre il Real faceva ruotare Bale, Morata, Isco, Asencio, James, la Juventus si “accontentava” di Rincon, Lemina, Sturaro, Asamoah e Lichtsteiner. Non proprio la stessa cosa. Nelle partite importanti, infatti, non si poteva prescindere dai  soliti 11 e il dispendio di energie richiesto a calciatori adattati in determinati ruoli, per sopperire alla poca fisicità in mezzo.

La questione “attributi” è un’altra storia. I 7 milioni accordati a Dybala ci sono parsi frettolosi ed eccessivi. A 23 anni, altri erano già campioni decisivi. Senza andare troppo lontano, Del Piero a 21 alzava l’ultima Champions bianconera realizzando tante reti decisive. Del Dybala 2016/17 ricorderemo la doppietta al Barça e poco altro. Di Higuain, invece, sappiamo che è un grande attaccante da campionato, molto meno in Champions. Tutto confermato. Per 90 milioni, la Juve avrebbe potuto comprare altro. Sarebbe servito un tipo decisivo quando serve, uno come Van Niystelrooy, possibilmente più giovane dei 29 anni del Pipita a cui difettano soprattutto il carattere e la sicurezza in determinati palcoscenici.

Anche la società dovrebbe affrontare la Champions non come un tabù da sfatare ma come una competizione da provare a vincere, al pari di Coppa Italia o campionato. Ma soprattutto, spendere i ricavi europei per acquistare veri Top Player, gente pronta (non avanti con l’età) e in grado di dare tecnica, fisicità e carattere alla squadra. Chi? I nomi fateli voi…

Juve e Champions, oggi è il giorno!

La storia della Juve in Coppa Campioni (e Champions League) è costellata di grandi partite ma anche di cocenti delusioni. Buona parte le ricordo perché vissute (anche se solo in TV). Diciamo che ricordo 7 delle 8 finali disputate dai bianconeri.

Si parte nel 1958/59. Male. Il primo turno mette di fronte La Juventus di Charles, Sivori e Boniperti agli austriaci del Wiener Sport. A Torino finisce 3-1 con tripletta del Cabezon ma il ritorno è da dimenticare: 7-0 e bianconeri già fuori.

Serviranno ben 14 anni per vedere finalmente la Juventus in finale. A Belgrado, di fronte al terribile Ajax di Cruijff, si presenta una squadra intristita e stordita da un lungo isolamento in Jugoslavia. E così, basta un gol di Rep al 4′ per riconsegnare la coppa ai lancieri di Amsterdam.

Dieci anni più tardi arriva la seconda finale, disputata ad Atene. La prima che ricordo, anche se non nitidamente. Ero un bambino appena ma già con grandi speranze di vedere trionfare i miei beniamini.

La Juventus questa volta arriva da superfavorita: gli 11 di Trapattoni sono i Campioni del Mondo di Spagna con l’aggiunta di Brio, Bonini, Platini e Boniek e si scontrano con la sorpresa Amburgo. Ma ancora una volta i primi minuti sono fatali: Felix Magath trova il jolly dalla distanza sorprendendo un distratto Dino Zoff: 1-0. Sarà il risultato finale. A nulla valgono i tentativi di rimonta, la coppa va in Germania.

Poi arriva il 1985 e l’Heysel. Lo ricordo come fosse ieri. Ero tesissimo e fiducioso. Negli ultimi anni la Juve aveva conquistato la Coppa delle Coppe contro il Porto e la Supercoppa Europea, al Comunale di Torino, proprio contro gli inglesi del Liverpool, su un campo ghiacciato e un pallone rosso che Boniek scaraventò per due volte alle spalle di Grobbelaar.

La partita però non iniziava. Bruno Pizzul parla di incidenti, forse di morti. Io non capivo cosa stesse accadendo. Volevo solo veder giocare e vincere la mia Juventus. Vedevo persone fuggire in campo, inseguite e colpite con manganelli dai poliziotti. Vennero portati via dei corpi. Fu un momento terribile e interminabile.  “Mi danno conferma che ci sono delle vittime”, disse Pizzul.

Dopo oltre un’ora la finale inizia. E al 58′, grazie a un rigore accordato per un fallo commesso fuori area, Platini firma il definitivo 1-0. Alla fine furono 39 i morti, 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi, 1 irlandese. Dopo quella tragedia, la Coppa in bacheca fu detta maledetta e insanguinata.

Solo 11 anni più tardi arriverà la Coppa, anzi la Champions. Ancora una volta l’Ajax, campione uscente, che però questa volta è battuta ai rigori. Che gioia al rigore di Jugovic! La vittoria tanto attesa e una notte intera di festeggiamenti.

Attendo da quel giorno di esultare ancora. Le finali con Borussia Dortmund, Real Madrid, Milan e Barcellona riserveranno solo amarezze e qualche ingiustizia arbitrale di troppo.

Domani, però, è il giorno. Il giorno giusto per tornare ad esultare. L’ho visto negli occhi di Dani Alves, nella convinzione di Capitan Buffon, nella serenità di mister Allegri. ma soprattutto nella forza, tecnica, fisica e soprattutto mentale di una squadra che non vuole più aspettare.

Andiamo a prenderci la Coppa dalle grandi orecchie. Facciamola alzare a Gigi e poi anche a Nedved. Lui nel 2003 non giocò e pianse senza poter combattere. Facciamola alzare a un popolo bianconero che la aspetta e vuole vendetta sportiva per il fuorigioco che la regalò proprio al Real.

Oggi è quel giorno. Non si può più aspettare.

#finoallafine

Cardiff dietro l’angolo, la Juve c’è!

È la notte di mercoledì. Mancano poco meno di tre giorni all’ultimo atto della Champions League 2017. Juventus – Real Madrid. Tante le sfide europee nella storia della coppa dalle grandi orecchie, compresa la finale del 1998. Il bilancio è in perfetta parità: otto vittorie per parte e due pareggi, con 21 gol segnati dai bianconeri e 18 dagli spagnoli.

Primo incrocio nel ’61-’62, alla Juve non basta Sivori e va fuori nello spareggio di Parigi. Nel 1986/87, nuova contesa. Erano la Juve dell’ultimo Platini e i Blancos di Butragueno. Il Corriere dello Sport titola: “in piedi, entrano il Re e la Regina”. Proprio il n. 7 madrileno firma l’1-0 all’andata, impattato al ritorno da Cabrini, in gol al 3′. Saranno poi i rigori a mandare avanti il Real. Da quel momento, tante sfide equilibrate. Il Trait d’union è sempre il 7 merengue: da Butragueno a Raul, da Figo a Cristiano Ronaldo. Il numero del pericolo per la Juve.

Questa volta sarà anche BBC spagnola vs BBC italiana, certo, ma non solo. Gli ex Higuain e Khedira hanno voglia di dimostrare ai vecchi amici che forse non erano proprio da buttare. Conteranno i pruriti. Se la voglia e la passione bianconera supereranno la presunzione tecnica e storica degli spagnoli, allora alzare la Coppa non sarà impossibile.

Conterà la consapevolezza di poter giocare alla pari, senza paura, puntando sulle qualità di squadra, esaltando quelle dei singoli.

I gufi sono già pronti, appollaiati alla finestra. Sì, perché Nainggolan quella finale forse non la giocherà mai, come molti degli interisti che avrebbero chiesto a Kovacic (uno che gioca raramente) di battere la Juve. Saranno tanti gli italiani che sabato si vestiranno di viola, sicuri di assistere a una nuova affermazione di CR7.

Snocciolando la formazione madrilena la loro convinzione aumenta: Ramos, Marcelo, Kroos, Modric, Casemiro, Bale, Benzema e Ronaldo farebbero paura a tutti, certo. Il calcio, però, è un gioco di squadra…

In questo senso, saranno fondamentali Mandzukic e Dani Alves: toccherà a loro non lasciare Khedira e Pjanic da soli a fronteggiare il trio di mediani del Real e poi ripartire appoggiando Dybala e Higuain. Sarà una partita a scacchi nella quale neppure i pedoni verranno mossi incautamente. Serviranno grande corsa e compattezza. Vogliamo vedere Buffon alzare quella Coppa, dopo un lungo inseguimento. Per molti sarà l’ultima possibilità per farlo. E allora andiamo a prendercela. Andiamo a Cardiff!

#finoallafine

Road to Cardiff. Quanti indizi per fare la storia…

Chiusa la serie A con la sgambata di Bologna che lascia in eredità un Kean decisivo, la Juventus punta alla finale di Cardiff: in palio quella coppa per molti stregata ma che, questa volta, sembra più vicina rispetto all’epilogo del 2015 a Berlino. La Champions è un sogno, per alcuni un’ossessione, per altri un argomento buono per sminuire le vittorie sul suolo patrio dei bianconeri.

Nella storia, sono due le vittorie e sei le sconfitte (ben 4 consecutive negli ultimi 20 anni) in finale, un bilancio poco lusinghiero.

Ma a Cardiff ci sarà un’altra Juve. E tanti sono i piccoli ricorsi storici che fanno ben sperare.

  1. Nessuno ha mai vinto due volte di seguito la Champions League;
  2. Le uniche due affermazioni bianconere sono arrivate con squadre campioni in carica (Liverpool e Ajax).
  3. Il Real è la seconda squadra che la Juventus incontra per 2 volte in finale di Champions. La prima era stata l’Ajax, battuta nel 1996 dopo la sconfitta del 1973. E nel 1998 vinse il Real grazie a una rete in fuorigioco.

Mancano 5 giorni. Saranno 120 ore di attesa e speranza. Fino al fischio d’inizio. Andiamo, senza paura.

#Finoallafine